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venerdì 20 marzo 2009

MATEMATICA E POESIA: UN'UNICA ORIGINE? di Rosa Maria Mistretta


In ogni epoca ed in qualsiasi circostanza, l'umanità ha cercato di accomodare, secondo un criterio adatto, alcune proprie situazioni quotidiane attraverso l'espressione di ciò che di più profondo era nascosto nell'animo.


Si è provata necessità, ad esempio, non solo di descrivere la bellezza e di cantare l'armonia, ma anche di elaborare, attraverso l'attività mentale, la produzione d'immagini della realtà percepite con i sensi.


Traendo spunto dalla quotidianità, si è evoluta la concezione della rappresentazione della realtà con l'utilizzo di una visione personale in forma musicale e ritmica per esaltare l'animo: si è trovato necessario mostrare fatti, immagini e sentimenti, emozioni e fantasie utilizzando parole disposte secondo un determinato ritmo. E nacque la poesia.


Nella molteplicità delle situazioni, il poeta ha reso possibile un'unità ed un ordine, secondo un accordo proporzionato, definito da rapporti fra le parti che compongono un tutto. Con la poesia, intesa come studio dell'armonia, egli ha cercato diverse analogie tra funzioni che concorrono alla medesima finalità.


Si è ancora lontani dall'affermare che ci possa essere un'unione tra la poesia e la scienza delle grandezze e delle forme, quale si definisce la matematica.
Già nell'origine etimologica del termine greco "poesia" (poìesis) è presente un'ambiguità tra il significato di regola, acquisibile con lo studio, e d'arte nel senso di creazione originale.



Quest'ambiguità semantica ha identificato due approcci differenti: da un lato una determinazione di tipo strutturale o funzionale, dall'altra una forma di manifestazione fantastica. Con la prima definizione si possono proporre concetti universali e termini che indicano ciò che può essere o non essere, mentre con la seconda si possono produrre rappresentazioni non vincolate alla sola percezione della realtà, intesa quindi in senso estetico connesso strettamente al mondo della poesia.


Ma se la matematica può essere indicata come un insieme di procedure attraverso cui l'attività umana del conoscere pone un contenuto, ideale o reale, in relazione ad altri argomenti, al fine di ricavare concetti universali, allora è possibile trovare un felice connubio tra questi antipodi apparenti.


Nella poesia il sentimento cresce oltre ogni limite ed anche nella matematica non si pone vincolo di quantità e di misura. Entrambe concorrono ad un'estensione e ad un'eternità sconfinata che tende all'infinito. In questa situazione i confini tra le due discipline si dissolvono e si perdono nel nulla. Dunque è l'Infinito il punto d'intersezione.




Proviamo a guardare l'infinito con gli occhi e con il cuore di Giacomo Leopardi da "quest'ermo colle/E questa siepe, che da tanta parte/Dell'ultimo orizzonte il guardo esclude".


E:" sedendo e mirando, interminati/Spazi di là da quella, e sovrumani /Silenzi, e profondissima quiete/Io nel pensier mi fingo; ove per poco/Il cor non si spaura.E come il vento/Odo stormir tra queste piante, io quello/Infinito silenzio a questa voce".

Ed e' lo stesso infinito che compare nella matematica con la scoperta di segmenti incommensurabili (senza sottomultiplo comune, quali la diagonale ed il lato del quadrato): ciò comporta che dividendo un segmento successivamente, la suddivisione può proseguire senza limiti.

Nella "Poetica" di Aristotele la poesia è l'espressione dell'Universale, intesa in senso operativo e conoscitivo perché indica cosa fare per ottenere determinati risultati.

Con tali presupposti, uniti all'affermazione che la poesia appartiene a tutte le arti e che non esistono scienze esatte che non si avvalgano della matematica, il passo verso il punto di intersezione è breve.

Tra matematica e poesia si armonizzano parole fluttuanti, quasi create magicamente dal nulla, che compongono versi, e pensieri matematici che creano formule.La connessione tra la poesia e la matematica è rilevata con sottigliezza attraverso affinità strutturali, che tracciano un ponte etereo tra due infiniti paralleli.

L'eterno dissidio tra ragione e sentimento, riproposto come perenne umano dilemma, è evidenziato, e superato nello stesso tempo, attraverso l'autosomiglianza delle forme e la similarità, contenuti addotti da W. Escher ed attraverso i principi fondamentali della poesia e del componimento, fino al punto da poter riportare il sentimento della vita alla morte: "E la morte stagioni, e la presente/E viva, e il suon di lei. Così tra questa/Immensità s'annega il pensier mio: E il naufragar m'è dolce in questo mare."(Leopardi, L'infinito)

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Riflessioni in occasione della Mostra "I due volti del sapere - Centocinquant'anni delle Facoltà di Scienze e di Lettere a Torino" presso il Museo Regionale di Scienze Naturali, Torino - 1999

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