La grandezza di una civiltà si deduce anche dalla posizione sociale che aveva raggiunto la donna.
La donna, nell'antico Egitto, godeva di uno status sociale unico a differenza delle donne greche o romane. Il suo ruolo principale era quello di moglie ("la regina della casa" è un termine di derivazione egizia), ma poteva ricoprire anche ruoli amministrativi di una certa importanza, senza dimenticare che alcun e sono perfino divenute Faraone.
La famiglia era l’istituzione fondamentale della civiltà egizia di tutte le epoche. Divenuto adulto (si diveniva adulti verso i 14 anni mediante la pratica della circoncisione), l’uomo doveva costruirsi la propria famiglia separata da quella dei genitori. Generalmente i matrimoni erano monogamici e venivano sanciti dalla coabitazione degli sposi senza la celebrazione di cerimonie civili o religiose.
Di seguito alcune iscrizioni che testimoniano l’unione e l’affetto tra i coniugi:
“Il nostro desiderio è di riposare insieme. Dio non può separarci. Com’è vero che tu vivi, io non ti abbandonerò prima che tu non sia lasciato da me (che io muoia). Noi non vogliamo altro che starcene ogni giorno in pace, senza che ci sopraggiunga nessun male. Insieme andremo al paese d’Eternità, perché i nostri nomi non siano dimenticati. Come sarà bello il momento in cui si vedrà la luce del Sole, eternamente, come Signori della necropoli.” (dalla statua n. 42206 del museo egizio del Cairo).
E ancora… “Se sei una persona virtuosa fonda il tuo focolare. Ama tua moglie con ardore, riempi il suo stomaco e vesti il suo dorso: l’unguento è un rimedio per il corpo. Rallegra il suo cuore nel tempo in cui vivrai: è un campo utile per il suo padrone. Non la condannare ma tienila lontano dal potere e trattieniti se il suo occhio è una tempesta quando guarda. Falla prosperare nella tua casa.”
“L’unica, la sorella, la senza pari, più bella di tutte, ecco, guardala, è come la stella fulgente all’inizio di una bella annata. Lei che splende di perfezione, brillante di pelle, con gli occhi belli quando guardano, con le labbra dolci quando parlano, essa non ha una parola di troppo; Lei che ha alto il collo, il petto luminoso, con i capelli di veri lapislazzuli, le cui braccia superano lo splendore dell’oro, le cui dita sono come boccioli di loto, lei, che ha languide le reni, strette le anche, le cui gambe difendono la bellezza, il cui passo è pieno di nobiltà quando posa i piedi sul suolo, con il suo abbraccio mi prende il cuore. Essa fa che la nuca di ogni uomo si volga per guardarla. Ognuno che essa abbraccia è felice, si sente il primo degli uomini.”
IL DIVORZIO:
In caso di divorzio i figli restavano a carico del padre. Solitamente ognuno riprendeva i propri beni iniziali e due terzi dei beni in comune acquisiti durante il matrimonio andavano al marito e un terzo alla donna a meno di accordi diversi. Il mantenimento dei genitori e della madre in particolare , come l’obbligo alla loro sepoltura, era una delle condizioni indispensabili affinchè i figli potessero ricevere la loro parte di eredità. La causa più grave del ripudio era l’adulterio. Se il marito era colpevole d’adulterio, la moglie poteva divorziare da lui e ottenere un indennizzo. L’adulterio era considerato la più grave delle colpe ed era punito con l’evirazione nel caso dell’uomo e il taglio del naso nel caso della donna per privarla del suo fascino.
LA COSMESI:
I cosmetici erano considerati beni di prima necessità ed erano distribuiti tra le razioni ai lavoratori. Tra i cosmetici si distinguevano quelli per il viso e il corpo, per le labbra, le unghie, gli occhi e i capelli. Per il viso e il corpo si usavano prodotti coloranti come l’ocra rossa che si mescolava con grasso animale e con resine gommose, l’aggiunta poi di linfa di sicomoro conferiva proprietà antibatteriche al preparato. Erano in uso anche oli contro le bruciature solari e le escoriazioni.
Per la bellezza del viso: polvere d’alabastro, polvere di carbonato di soda, sale del Nord e miele. Altre “creme “ per il viso contenevano grassi animali, cera, incenso, cinnamono, ginepro, oli vegetali(di lino, sesamo, d’oliva, di mandorla. Venivano usati anche il latte e lo yogurt come unguenti tonificanti e rinfrescanti.
L’ocra rossa mescolata con grasso animale si usava anche come rossetto. Le unghie si tingevano con l’hennè. Contro le rughe il rimedio più diffuso consisteva nell’applicare quotidianamente sulla pelle un composto in parti uguali di resina, incenso, cera, olio di ben (ottenuto dai semi della moringa oleifera) e succo vegetale fermentato.
Alla cura e alla cosmesi degli occhi si prestava particolare attenzione. Si usava la malachite e la galena polverizzati e stemperati in sola acqua . Il bistro si otteneva dalla fuliggine oppure bruciando olibano e gusci di mandorle. I testi medico-magici contengono anche alcune ricette per la cura dei capelli. Per favorirne la crescita si poneva sul capo un trito di lattuga oppure si frizionava la testa con olio di pino e grasso in parti uguali.
Per rinforzare i capelli di una donna si usino semi di ricino macinati e si prepari un unico impasto da mettere sulla testa con grasso. La donna si unga la testa con ciò (papiro Ebers 251). Altra ricetta: Placenta di gatta, uovo di uccello gabgu (una specie di anitra), grasso, ladano (resina aromatica usata in profumeria con azione astringente e stimolante nervina) si mettano a bollire e sia posto sulla testa.
C’era anche una ricetta per far cadere i capelli ad una rivale odiata: si faccia bollire una foglia di loto, si ponga nel grasso e si ponga sulla testa della donna odiata.
Erano usate anche creme depilatorie a base di ossicini d’uccello tritati e bolliti, sterco di mosca, succo di sicomoro, gomma e cetriolo scaldati e applicati. Erano noti anche rimedi contro la forfora.
Gli egizi eccellevano nella produzione di profumi. Nella tomba del faraone Tuthankamon ne sono stati trovati 350 litri. I più antichi consistevano in resine gommose alla quali si univano schegge di legni aromatici.
Successivamente si elaborarono ricette a base di oli o di grassi cui si univano sostanze fragranti come cinnamono, cassia, mirra, resine profumate oppure essenze floreali quali gigli,, maggiorana, loto, fiori di hennè . L’aggiunta di vino alleggeriva il profumo conferendogli un carattere particolare. Si usavano anche fumigazioni per profumare gli ambienti: olibano secco, pinoli, resina di terebinto, radica odorosa, scorza di cinnamono, canna di Fenicia. Con gli stessi ingredienti e l’aggiunta di miele si preparavano pastiglie per profumare l’alito.
Gianni Rossi è membro del C.I.S.E. (Centro Italiano Studi Egittologici).
Da circa dieci anni tiene conferenze di egittologia, curando un ciclo di incontri a Bagno di Romagna.
Il ciclo di conferenze del 2009 è visibile al link
http://www.riminibeach.it/eventi/astronomia-bagno-di-romagna