domenica 24 gennaio 2010

SELENIA OSTELLINO

"La musica che fa riflettere", premio Molinello Giovani 2006 per la poesia.
La musica che fa riflettere
di Selenia Ostellino

Io, solo io,
nel mare blu della notte,
tutta sola a passeggiare
scalza sulla spiaggia.

Sono felice
E, mentre ascolto la musica del mare,
rivivo tutti i bei momenti trascorsi sulla riva.

Io, sola,
immersa nei miei pensieri,
non finisco mai e non finirò mai di ascoltare le onde del mare:
una musica simile a quella del vento.

La musica è ciò che mi fa riflettere.



Il premio Molinello Giovani riunisce studenti provenienti da ogni parte d’Italia per festeggiare l’amicizia e la poesia. Racconti e poesie "portano il sapore del mare, ci ricordano il candore della neve sui monti, il mistero dei paesi avvolti dalla nebbia, il tenero sorriso di nostra madre. Messaggi di concordia e di armonia ci svelano quella verità che ha sede solo nel cuore dei giovani, non ancora provati dalle asperità del mondo. Tutti insieme formano un coro di accompagnamento per la danza della vita che imperversa da secoli in quello spazio contenuto tra la volta celeste e la terra, nell’eterno abbraccio tra cielo e mare, mentre l’anima del mondo in alto tra gli aquiloni, corre e va, aleggiando in armonia con l’universo". (tratto da http://www.manualedimari.it/content/view/83/92/)





giovedì 21 gennaio 2010

CITTA' DELLA SCIENZA DI NAPOLI


Città della Scienza si tinge di verde: energia pulita ed eco-sostenibilità del pianeta.


Come produrre l’energia necessaria per coprire il fabbisogno mondiale dei prossimi anni in modo eco-sostenibile?
Di energia verde, detta anche energia alternativa, si discute ormai da un po’ di tempo: il sole, il vento, il mare possono essere utilizzati senza pregiudicare le risorse naturali per le generazioni future, ma a nostra disposizione ci sono pure le biomasse con i biocarburanti, gli oli vegetali e l’energia talassotermica che sfrutta le differenze di temperatura tra la superficie marina e le profondità oceaniche. Un settore in forte espansione del quale molto si parla ma poco si conosce realmente.


La Fondazione Idis-Città della Scienza, sabato 23 e domenica 24 gennaio, offre ai suoi visitatori la possibilità di comprendere più a fondo lo stato dell’arte sulle nuove energie rinnovabili. Un esperto in materia approfondirà le tematiche legate alle fonti energetiche non tradizionali, con particolare attenzione per l’energia solare e il fotovoltaico, mentre il Professor Martino Di Serio dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, proporrà un interessante esperimento scientifico: la produzione di biodiesel a partire da oli vegetali.


Nel Science Centre, inoltre, continua “I do”, la campagna di comunicazione sui cambiamenti climatici del progetto europeo Accent, svolta nell’ambito delle attività di Europe Direct con osservazioni concrete e dimostrazioni pratiche. Si conosceranno così tutti i passi fatti dalla scienza per salvare il pianeta dall’esaurimento delle risorse energetiche.

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Le piante che fanno il pieno di CO2

sabato 16 gennaio 2010

IL RIGOLETTO E I GIOVANI D'OGGI di Alessandro Molin Brosa


Giuseppe Verdi
RigolettoTeatro alla Scala di Milano – 15 Gennaio/5 Febbraio 2010
Opera in tre atti
Libretto di Francesco Maria Piave

Allestimento: Teatro alla Scala
Durata: 3 ore e 05 minuti
Regia: Gilbert Deflo
Ripresa coreografica: Ezio Frigerio
Costumi: Franca Squarciapino

Duca di Mantova: Stefano Secco
Rigoletto: Leo Nucci
Gilda: Elena Mosuc
Sparafucile: Marco Spotti
Maddalena: Mariana Pentcheva
Giovanna: Sofio Janelidze
Monterone: Ernesto Panariello
Marullo: Marco Camastra
Matteo Borsa: Luca Casalin
Conte di Ceprano: Francesco Musinu
Contessa: Nicoletta Zanini
Usciere: Filippo Polinelli
Paggio : Shi Young Jung

L’allestimento del “Rigoletto” di Giuseppe Verdi di questa stagione operistica al Teatro alla Scala di Milano supera davvero sé stesso. Non solo per l’ottima resa del melodramma verdiano, già di per sé affascinante per la trama e per la profondità dei contenuti, ma anche per gli spettacolari costumi e per la superba scenografia. Siamo finalmente davanti ad una scenografia di stampo tradizionale che ci permette di estraniarci dal reale per entrare – anima e corpo – nello spirito mistico dell’opera, per riuscire a commuoverci e ad essere coinvolti dalla toccante vicenda di Rigoletto. Sarebbe stato forse meglio se il regista avesse maggiormente accentuato il momento della maledizione scagliata contro il buffone di corte dal conte di Monterone - che segna l’inizio delle disavventure dello sventurato gobbo – con la creazione di un’atmosfera più cupa, come si è saputo invece magistralmente fare nell’ultimo atto, dove gli studiati effetti del temporale preludono alla tragedia imminente.

Specialmente le scene dell’atto I rispecchiano la grande tradizione della Scala, attenta al dettaglio ed alla fedele ricostruzione storica degli ambienti: sembra di assistere davvero ad una festa cortigiana di pieno Rinascimento! Le luci e i giochi prospettici sono studiati al dettaglio per stupire ed affascinare al tempo stesso. Anche i costumi sono un omaggio fedele agli anni della tarda rinascenza italiana, in un tripudio di cappe, gorgiere, merletti e sgargianti tessuti.

Tre momenti dell’opera ci sono rimasti particolarmente impressi: innanzitutto il duetto tra Rigoletto (il fuoriclasse Leo Nucci) e l’amata figlia Gilda Vendetta, tremenda vendetta, dove colpisce l’acuto finale di Elena Mosuc; il famoso Cortigiani, vil razza dannata, anche grazie al gran numero di figuranti e del coro del Teatro alla Scala; il finale estremamente commovente Lassù in cielo vicino alla madre, in cui Gilda morente esala l’ultimo respiro abbandonandosi nelle braccia del padre.

Vista la grande affluenza di giovani studenti, specialmente liceali, e del successo che la rappresentazione ha ottenuto (così ci è parso ascoltando i discorsi di corridoio, e intavolando una conversazione con alcuni ragazzi), nonostante la lunghezza (3 ore e 45 minuti compresi due intervalli), questo “Rigoletto” dimostra come un certo di tipo di opera sia ancora capace di attrarre il pubblico, ed anche il pubblico giovane, senza cedere a distruttive tentazioni modernistiche di sperimentazione.

Alessandro Molin Brosa - 1004521

domenica 10 gennaio 2010

LA DONNA NELL’ANTICO EGITTO di Gianni Rossi



La grandezza di una civiltà si deduce anche dalla posizione sociale che aveva raggiunto la donna.

La donna, nell'antico Egitto, godeva di uno status sociale unico a differenza delle donne greche o romane. Il suo ruolo principale era quello di moglie ("la regina della casa" è un termine di derivazione egizia), ma poteva ricoprire anche ruoli amministrativi di una certa importanza, senza dimenticare che alcun e sono perfino divenute Faraone.

La famiglia era l’istituzione fondamentale della civiltà egizia di tutte le epoche. Divenuto adulto (si diveniva adulti verso i 14 anni mediante la pratica della circoncisione), l’uomo doveva costruirsi la propria famiglia separata da quella dei genitori. Generalmente i matrimoni erano monogamici e venivano sanciti dalla coabitazione degli sposi senza la celebrazione di cerimonie civili o religiose.

Di seguito alcune iscrizioni che testimoniano l’unione e l’affetto tra i coniugi:

“Il nostro desiderio è di riposare insieme. Dio non può separarci. Com’è vero che tu vivi, io non ti abbandonerò prima che tu non sia lasciato da me (che io muoia). Noi non vogliamo altro che starcene ogni giorno in pace, senza che ci sopraggiunga nessun male. Insieme andremo al paese d’Eternità, perché i nostri nomi non siano dimenticati. Come sarà bello il momento in cui si vedrà la luce del Sole, eternamente, come Signori della necropoli.” (dalla statua n. 42206 del museo egizio del Cairo).

E ancora… “Se sei una persona virtuosa fonda il tuo focolare. Ama tua moglie con ardore, riempi il suo stomaco e vesti il suo dorso: l’unguento è un rimedio per il corpo. Rallegra il suo cuore nel tempo in cui vivrai: è un campo utile per il suo padrone. Non la condannare ma tienila lontano dal potere e trattieniti se il suo occhio è una tempesta quando guarda. Falla prosperare nella tua casa.”
“L’unica, la sorella, la senza pari, più bella di tutte, ecco, guardala, è come la stella fulgente all’inizio di una bella annata. Lei che splende di perfezione, brillante di pelle, con gli occhi belli quando guardano, con le labbra dolci quando parlano, essa non ha una parola di troppo; Lei che ha alto il collo, il petto luminoso, con i capelli di veri lapislazzuli, le cui braccia superano lo splendore dell’oro, le cui dita sono come boccioli di loto, lei, che ha languide le reni, strette le anche, le cui gambe difendono la bellezza, il cui passo è pieno di nobiltà quando posa i piedi sul suolo, con il suo abbraccio mi prende il cuore. Essa fa che la nuca di ogni uomo si volga per guardarla. Ognuno che essa abbraccia è felice, si sente il primo degli uomini.”

IL DIVORZIO:
In caso di divorzio i figli restavano a carico del padre. Solitamente ognuno riprendeva i propri beni iniziali e due terzi dei beni in comune acquisiti durante il matrimonio andavano al marito e un terzo alla donna a meno di accordi diversi. Il mantenimento dei genitori e della madre in particolare , come l’obbligo alla loro sepoltura, era una delle condizioni indispensabili affinchè i figli potessero ricevere la loro parte di eredità. La causa più grave del ripudio era l’adulterio. Se il marito era colpevole d’adulterio, la moglie poteva divorziare da lui e ottenere un indennizzo. L’adulterio era considerato la più grave delle colpe ed era punito con l’evirazione nel caso dell’uomo e il taglio del naso nel caso della donna per privarla del suo fascino.


LA COSMESI:
I cosmetici erano considerati beni di prima necessità ed erano distribuiti tra le razioni ai lavoratori. Tra i cosmetici si distinguevano quelli per il viso e il corpo, per le labbra, le unghie, gli occhi e i capelli. Per il viso e il corpo si usavano prodotti coloranti come l’ocra rossa che si mescolava con grasso animale e con resine gommose, l’aggiunta poi di linfa di sicomoro conferiva proprietà antibatteriche al preparato. Erano in uso anche oli contro le bruciature solari e le escoriazioni.

Per la bellezza del viso: polvere d’alabastro, polvere di carbonato di soda, sale del Nord e miele. Altre “creme “ per il viso contenevano grassi animali, cera, incenso, cinnamono, ginepro, oli vegetali(di lino, sesamo, d’oliva, di mandorla. Venivano usati anche il latte e lo yogurt come unguenti tonificanti e rinfrescanti.
L’ocra rossa mescolata con grasso animale si usava anche come rossetto. Le unghie si tingevano con l’hennè. Contro le rughe il rimedio più diffuso consisteva nell’applicare quotidianamente sulla pelle un composto in parti uguali di resina, incenso, cera, olio di ben (ottenuto dai semi della moringa oleifera) e succo vegetale fermentato.


Alla cura e alla cosmesi degli occhi si prestava particolare attenzione. Si usava la malachite e la galena polverizzati e stemperati in sola acqua . Il bistro si otteneva dalla fuliggine oppure bruciando olibano e gusci di mandorle. I testi medico-magici contengono anche alcune ricette per la cura dei capelli. Per favorirne la crescita si poneva sul capo un trito di lattuga oppure si frizionava la testa con olio di pino e grasso in parti uguali.


Per rinforzare i capelli di una donna si usino semi di ricino macinati e si prepari un unico impasto da mettere sulla testa con grasso. La donna si unga la testa con ciò (papiro Ebers 251). Altra ricetta: Placenta di gatta, uovo di uccello gabgu (una specie di anitra), grasso, ladano (resina aromatica usata in profumeria con azione astringente e stimolante nervina) si mettano a bollire e sia posto sulla testa.

C’era anche una ricetta per far cadere i capelli ad una rivale odiata: si faccia bollire una foglia di loto, si ponga nel grasso e si ponga sulla testa della donna odiata.
Erano usate anche creme depilatorie a base di ossicini d’uccello tritati e bolliti, sterco di mosca, succo di sicomoro, gomma e cetriolo scaldati e applicati. Erano noti anche rimedi contro la forfora.
Gli egizi eccellevano nella produzione di profumi. Nella tomba del faraone Tuthankamon ne sono stati trovati 350 litri. I più antichi consistevano in resine gommose alla quali si univano schegge di legni aromatici.

Successivamente si elaborarono ricette a base di oli o di grassi cui si univano sostanze fragranti come cinnamono, cassia, mirra, resine profumate oppure essenze floreali quali gigli,, maggiorana, loto, fiori di hennè . L’aggiunta di vino alleggeriva il profumo conferendogli un carattere particolare. Si usavano anche fumigazioni per profumare gli ambienti: olibano secco, pinoli, resina di terebinto, radica odorosa, scorza di cinnamono, canna di Fenicia. Con gli stessi ingredienti e l’aggiunta di miele si preparavano pastiglie per profumare l’alito.


Gianni Rossi è membro del C.I.S.E. (Centro Italiano Studi Egittologici).
Da circa dieci anni tiene conferenze di egittologia, curando un ciclo di incontri a Bagno di Romagna.
Il ciclo di conferenze del 2009 è visibile al link
http://www.riminibeach.it/eventi/astronomia-bagno-di-romagna

lunedì 4 gennaio 2010

WALTER RIVA, UNA VITA PER LE STELLE


Walter Riva si occupa da dieci anni di divulgazione dell'astronomia e delle discipline ad essa connesse. Ha redatto un centinaio di articoli scientifici per quotidiani, per riviste specializzate e per diversi siti Internet che si occupano di comunicazione scientifica. Fra le sue esperienze decine di conferenze pubbliche e di osservazioni guidate del cielo a occhio nudo, al telescopio dell'Osservatorio Astronomico del Righi, di cui è direttore, e sotto la cupola del Planetario itinerante Starlab di Progetto Cassiopea nell'ambito della mostra scientifica itinerante Frammenti di ImparaGiocando organizzata dall'Istituto Nazionale per la Fisica della Materia (INFM).

http://www.osservatoriorighi.it/



venerdì 1 gennaio 2010

AUGURI


UN SENTITO RINGRAZIAMENTO AI COLLABORATORI E AI LETTORI DELLA SCUOLA E A TUTTI VIVISSIMI AUGURI DI UN PREZIOSO 2010, RICCO DI PACE, AMORE, SERENITA' E DI GRANDI REALIZZAZIONI!