giovedì 18 febbraio 2010

UN TELEFONO FATTO IN CASA


Si tratta soltanto di un semplice filo teso tra due barattoli (o bicchieri), non certo di un cellulare! E, chissà perché, sono in molti a chiamarlo telefono “senza fili”. Eppure i bambini di ogni tempo ne sono sempre rimasti affascinanti.

Prova anche tu il piacere dell’invenzione!
Costruire il telefono “senza fili” è facilissimo.
Questi sono i materiali che ti occorrono:
--due bicchieri di plastica o carta o anche due barattoli di latta
--un robusto filo di cotone o di nylon
--due stuzzicadenti o della cera

Realizza dei piccoli fori nel fondo dei due bicchieri o barattoli attraverso i quali far passare il filo.
Introduci nel foro un capo del filo facendo attenzione a inserirlo dall’esterno del bicchiere o del barattolo.
Annoda il filo allo stuzzicadenti in modo da fissarlo al barattolo. In alternativa puoi utilizzare la cera.
Segui lo stesso procedimento con il secondo barattolo o bicchiere, fissando l’altro capo del filo.

In pochi minuti, con del materiale che puoi procurarti facilmente e con semplici gesti, ecco pronto il tuo telefono “senza fili”!

Il principio su cui si basa il funzionamento di questo telefono è quello della propagazione del suono attraverso “onde elastiche” che si interrompono quando incontrano degli ostacoli. Per questa ragione, una volta costruito il tuo telefono, dovrai fare attenzione a tenere il filo di collegamento in posizione ben tesa e facendo in modo che non tocchi alcun oggetto. (CORTESIA MOTTA ON LINE)

ENERGIA TERMOELETTRICA: PRODURRE ENERGIA CON IL CALORE di Selenia O.


L’energia è la grandezza fisica che misura la capacità di un sistema, fisico o chimico o di altra natura. Le due grandezze, energia e lavoro, sono state definite rigorosamente tra la fine del XVII secolo e la metà del XIX quando, con l'introduzione della macchina a vapore, era diventato importante calcolare in termini quantitativi, cosa si otteneva dalle macchine in cambio del combustibile consumato. L'uscita dalle macchine è costituita da lavoro meccanico, misurato come prodotto di una forza per uno spostamento e ottenuto a spese di un’eguale quantità di energia consumata.
L’energia funziona a processi ad alta temperatura. Si raggiungono temperature di 5.000-6.000 °C e il vapore prodotto è convogliato su turbine a vapore di grande potenza che azionano i generatori per la produzione di energia elettrica.
I combustibili fossili si presentano in tre possibili stati di aggregazione:

• Gassoso: il gas naturale
• Liquido: il petrolio
• Solido: il carbone
Per gas naturale si intende una miscela di idrocarburi gassosi, spesso associata a giacimenti di petrolio e di carbone fossile, il cui costituente principale è il metano.
Il gas naturale è sfruttato relativamente da poco tempo: infatti, nel periodo delle prime trivellazioni petrolifere non si considerava come prodotto utile per via degli alti rischi di esplosione connessi al suo uso.
Superati questi problemi il metano si è dimostrato di gran lunga il combustibile fossile più pulito. A parità di energia chimica fornita, la sua combustione emette, infatti, la metà dell'anidride carbonica prodotta dal carbone.
Il petrolio è il combustibile fossile che si presenta allo stato liquido. Tracce e manifestazioni di petrolio sono note fin dall'antichità, mentre l'avvio del suo utilizzo a scala industriale risale al 1859, quando fu perforato in Pennsylvania il primo pozzo per estrarre il petrolio dal sottosuolo. La sua estrazione ha visto un significativo aumento dopo la Prima Guerra Mondiale.
La progressiva sostituzione del carbone con il petrolio (e poi con il gas naturale) è stata indotta dal fatto che con le moderne tecnologie di trasporto (oleodotti e petroliere) esso è risultato trasferibile a costi molto minori di quelli del carbone e più facilmente utilizzabile. E' inoltre meno inquinante del carbone.

Oggi i maggiori produttori di petrolio del pianeta sono: Arabia Saudita, Stati Uniti, Russia, Iran e Norvegia. Il petrolio non è utilizzato direttamente, ma distillato ricavando vari prodotti come ad esempio le benzine, il gasolio e gli oli combustibili delle centrali termoelettriche. Sin dal terzo secolo a. C. nel Medio Oriente il petrolio fuoriesce spontaneamente e nel Golfo del Messico si riversa nel mare. Nel resto del mondo, invece, la ricerca del petrolio richiede numerose fasi.
La prima fase riguarda l'esplorazione del bacino sedimentario, con la verifica in esso dell'esistenza delle condizioni che permettano l'accumulo di idrocarburi.
Si inizia con il prelevamento di campioni di terreno a diverse profondità, si studiano le fotografie aeree e le immagini dei satelliti. Tramite i rilevamenti magnetici e gravimetrici si registrano le variazioni del campo magnetico e gravitazionale terrestre.
Un'altra tecnica è il rilevamento sismico, adatto per le ricerche dei fondali marini, che consiste nello studio dell'andamento delle onde sonore provocate da un'esplosione all'interno di una cavità.
Nessuno di questi sistemi assicura la presenza di petrolio, ma l'incrocio di questi dati permette di trovare il punto più favorevole per la perforazione. La perforazione avviene con un impianto formato da un'intelaiatura metallica detta Derrick che sostiene delle tubazioni d'acciaio avvitate l'una sull'altra, con uno scalpello all'estremità inferiore e una testa rotante all'estremità superiore.

Questo sistema ha sostituito il metodo a percussione, costituito da un martello che periodicamente cadeva sul fondo del pozzo.
Il perfezionamento delle tecniche di perforazione ha permesso di raggiungere profondità ritenute per molti anni proibite.
Grandi progressi sono stati ottenuti con le perforazioni fuori costa, effettuate dalle piattaforme off-shore, come quelle nel Mare del Nord, malgrado le condizioni ambientali sfavorevoli.
A incoraggiare le ricerche del petrolio ha contribuito in primo luogo il rialzo del suo prezzo.
Attualmente un quarto del petrolio estratto proviene da pozzi off-shore molti dei quali non sono sulla terraferma.
Normalmente si lavora su fondali di 200-300 metri. A seconda del tratto di mare varia il tipo di costruzione delle piattaforme, che possono essere mobili, fisse, artiche (resistenti ai ghiacci) e cedevoli.

Perforata la terraferma e trovato il petrolio, si ritira lo strumento di perforazione e si sostituisce con un sifone munito di una speciale rete che permette il passaggio di gas e del liquido ma non della sabbia; in seguito si installa un insieme di valvole utili per regolare lo sfruttamento.
In principio la pressione esercitata dai gas che si trovano insieme al petrolio, è sufficiente a spingerlo in superficie, poi, invece, si deve ricorrere a delle pompe.
Il petrolio estratto, viene poi stivato nei serbatoi di raccolta e condotto tramite oleodotti ai depositi costieri o alle raffinerie.

In natura il carbone rappresenta l'effetto della trasformazione di resti vegetali (tronchi, rami, foglie...) morti e depositatisi in lagune, stagni e paludi.
In tali condizioni si possono innescare processi di riduzione, appunto detti di "carbonizzazione", che richiedono tempi lunghissimi. Più lunghi sono questi tempi, più pregiato sarà il carbone: infatti, grazie alla progressiva perdita di elementi volatili come ossigeno, idrogeno e azoto.
Sebbene il carbone esistesse già prima della comparsa dell'uomo, il suo utilizzo rappresenta, per la storia, una tappa piuttosto recente: infatti dalla scoperta del fuoco sino al 1600, il combustibile più utilizzato è stato il legname, tuttora principale fonte di energia per la cottura dei cibi in moltissimi paesi del pianeta.

La diffusione dell'uso del carbone come combustibile si è realizzata a partire dal XVII e XVIII secolo, in Gran Bretagna, dove le forti richieste di combustibile per lo sviluppo industriale hanno imposto il progressivo abbandono dell'utilizzo della legna a favore del carbone. La scoperta di questo combustibile e l'invenzione della macchina a vapore sono stati i protagonisti della rivoluzione industriale.

Nel corso di tutto l'ottocento il carbone è stato il combustibile per eccellenza nei paesi industrializzati; la sua diffusione all'interno delle città per il riscaldamento ha, però messo in evidenza il suo elevato potenziale inquinante, in particolare per il tenore di zolfo che lo differenzia in senso negativo da petrolio e gas naturale.
L'inquinamento da carbone ha creato seri problemi nella città di Londra verso la fine del secolo scorso, da far coniare la parola "smog" come associazione delle parole inglesi smoke (fumo) e fog (nebbia). Ciò ha naturalmente favorito la sostituzione del carbone con il petrolio non appena le tecnologie per l'estrazione, il trasporto e l'utilizzo di quest'ultimo si sono sviluppate.

Il carbone continua ad avere un ruolo importante nel sistema energetico del Cina, che ne è il massimo consumatore mondiale, seguita dagli Stati Uniti, dall'India e dalla Russia. Il Cina ha anche il primato per quanto riguarda l'estrazione del combustibile, che raggiunge i 1300 milioni di tonnellate l’anno.
Il carbone è anche il combustibile fossile con le più alte emissioni di anidride carbonica e quindi, se combusto, il più dannoso per quanto riguarda il contributo al riscaldamento globale per la modifica dell'effetto serra.

Storia
Milioni di anni fa, resti di organismi (vertebrati, invertebrati, marini e di terraferma) rimasti sepolti sul fondo dei mari andarono incontro a trasformazioni che permisero la conservazione dell'energia raccolta nelle proprie cellule durante la loro vita.
Nel tempo questi fenomeni diedero origine ai giacimenti di petrolio e gas naturali che oggi sfruttammo per bruciare in pochi istanti quella stessa energia (di origine solare) immagazzinata dalla Terra nel corso dei tempi geologici.
Analogamente, la trasformazione delle spoglie di piante vissute in ere remote ha dato luogo a giacimenti di carbone. E' questa la ragione per cui tali combustibili si dicono "fossili".
Come tanti fogli di carta, uno sopra l’altro, gli strati di carbone ed i serbatoi di petrolio hanno formato un consistente volume: così l’energia raccolta da ogni foglio ha nascosto nella crosta terrestre una preziosa risorsa. Preziosa perché è energia molto concentrata e facilmente disponibile che non farebbe danno se consumata poco per volta.
Per contro oggi, la massiccia combustione di queste risorse non rinnovabili sta causando gravissimi problemi di inquinamento dell'atmosfera terrestre.

Thomas Johann Seebeck (9 aprile 1770 – 10 dicembre 1831) è stato un fisico estone, scopritore dell'effetto termoelettrico.
Nato a Reval (l'odierna Tallinn), in una benestante famiglia di mercanti del Mar Baltico. Si guadagnò un diploma in medicina presso l'Università di Göttingen nel 1802, ma i suoi studi si orientarono progressivamente a favore della fisica. Nel 1821 scoprì l'effetto termoelettrico, rinominato in suo onore effetto Seebeck: consiste nel passaggio di corrente elettrica quando due metalli dissimili posti a temperature diverse sono congiunti tra loro.

Il primo motore a vapore della storia era poco più che un giocattolo: l’eolipila, un’invenzione di Erone di Alessandria.

Erone nacque ad Alessandria nel 10.C. circa e morì nel 70 a.C. circa. Fu un grande matematico ed ingegnere greco, inventò l’EOLIPILA e molti altri congegni meccanici. Al suo ingegno si devono l'invenzione della pompa idraulica e della dioptra, dell'odometro e dei primi orologi ad acqua. Fu inoltre autore di diversi scritti di geometria, fra i quali Le misure, in tre libri, ed il Commento agli Elementi di Euclide e due libri di Pneumatica, in cui si descrivono numerose applicazioni della pressione.

Un altro apparecchio, progenitore della turbina a vapore, fu creato dall’italiano Giovanni Branca nel 1629. La turbina a vapore moderna fu inventata da un anglo-irlandese, Charles A. Parsons, nel 1884. Il suo primo modello era accoppiato con una dinamo che produceva 7,5 kW di elettricità. Poco dopo l’americano George Westinghouse ottenne la licenza e progettò un’analoga turbina più grande. Successivamente furono sviluppate altre varianti progettuali che resero la turbina a vapore più fruibile.


La turbina “de Laval”, inventata da Gustaf de Laval prevedeva degli ugelli che acceleravano il più possibile il vapore prima di introdurlo nella sezione palettata. Questo portava ad una soluzione progettuale semplice e poco costosa, in quanto la turbina doveva resistere meccanicamente ad una pressione del vapore piuttosto ridotta.

Anche la turbina di Parsons si rivelò facile da riprogettare in scala più grande. Durante la vita di Parsons, la potenza di una unità fu incrementata di 10.000 volte. La taglia delle turbine a vapore varia da unità molto piccole (la potenza minima è di circa 1 kW) a grandi turbine che producono fino a 1.500 MW. Solitamente le turbine di potenza più limitata sono utilizzate come motori per macchine operatrici come pompe o compressori, mentre le turbine più grandi trovano applicazione nella produzione di energia elettrica. Le turbine a vapore moderne sono classificate sulla base di diversi criteri.

La famosa eolipila, strumento di divertimento, utilizza il vapore che produce movimento meccanico di rotazione di una sfera che ruota intorno al suo asse alimentata da getti di vapore prodotti dalla pentola sottostante (la rotazione avviene per reazione, attraverso l'espulsione del vapore dalla sfera mediante i due ugelli sbuffanti.

Nelle centrali termoelettriche gli alternatori sono azionati da turbine messe in rotazione dal vapore, che è prodotto nelle caldaie alimentate da combustibili solidi (il carbone polverizzato, la lignite) o liquidi (la nafta, olio pesante) o gassosi (ad esempio metano).
Un impianto termoelettrico è schematicamente costituito da: una caldaia, una turbina, un alternatore e un condensatore.

Nella caldaia l’acqua viene trasformata in vapore che viene convogliato nella turbina, in cui si espande e cede la sua energia alle palette del rotore collegato all’alternatore.
Compiuta la sua funzione, il vapore passa nel condensatore, dove si ritrasforma in acqua che rientra in circolazione.

Costituzione e funzionamento :
Le caldaie della centrale termoelettrica sono a tubi d’acqua a sviluppo verticale, struttura che consente di avere un avviamento rapido. Il vapore surriscaldato è ad oltre 400 °C: ciò è necessario perché il rendimento del ciclo termico è tanto più elevato quanto più alta è la temperatura del vapore entrate in turbina.


Negli impianti più grandi e moderni il ciclo termico è integrato da spillamenti di vapore che servono per preriscaldare l’acqua (all’interno di scambiatori di calore), prima del suo ingresso in caldaia per aumentare il rendimento del ciclo.
La caldaia è a circolazione naturale in cui la separazione tra acqua e vapore avviene naturalmente per differenza di peso specifico. La caldaia è costituita da due gruppi di tubazioni discendenti, che portano l’acqua dal corpo cilindrico ad un collettore inferiore. La separazione del vapore avviene nei separatori a ciclone installati nel corpo cilindrico, nei quali avviene un moto circolare tra acqua-vapore, in modo che l’acqua sia spinta all’esterno dalla forza centrifuga mentre il vapore è ammesso al surriscaldatore.

Questo è in parte disposto nella zona più alta della caldaia ed in parte nella corrente discendente dei fiumi. Il vapore surriscaldato è immesso nel corpo ad alta pressione della turbina in cui si espande e ritorna poi in caldaia per essere di nuovo surriscaldato nel risurriscaldatore.
Il surriscaldatore determina un aumento della temperatura del vapore e si ha, quindi, un aumento del rendimento del ciclo termico.

La turbina è un motore rotativo che trasforma l’energia posseduta dal vapore ad alta pressione in energia meccanica all’albero della macchina con un elevato rendimento.
I metodi per aumentare il rendimento del ciclo termico sono: preriscaldamenti dell’acqua demineralizzata prima dell’ingresso in caldaia, mediante spillamenti di vapore della turbina, il risurriscaldamento del vapore ha anche lo scopo di aumentare il rendimento di palettatura del corpo a bassa pressione; infatti, l’aumento di temperatura del vapore impedisce che esso si trasformi in goccioline d’acqua, che potrebbero determinare l’erosione delle palette della turbina.


Uscendo dal corpo ad alta pressione il vapore percorre il risurriscaldatore di caldaia ed è ammesso al corpo di media pressione dopo essere stato riportato alla temperatura del vapore vivo.La turbina è collegata ad un alternatore e un condensatore.
L’alternatore è una macchina elettrica rotante che trasforma energia meccanica in energia elettrica a corrente trifase, l’energia meccanica è fornita dalla turbina a vapore. L'importanza dell’alternatore negli impianti elettrici è legata alla convenienza di produrre energia elettrica a corrente alternata piuttosto che a corrente continua, perché in tal modo, grazie ai trasformatori è possibile trasformarle a grande distanza con ottimi rendimenti e poi utilizzarla mediante i motori asincroni.

Gli alternatori sono costituiti da due parti fondamentali: una fissa e l’altra rotante (statore e rotore) su cui sono disposti avvolgimenti di rame isolati.
Il condensatore è un’apparecchiatura all’interno della quale si ha la condensazione del vapore. Essi sono dei grandi scambiatori di calore, nei quali si fa circolare il vapore e come fluido refrigerante si usa acqua che assorbendo calore dal vapore ne permette la condensazione. Il condensato è estratto mediante una pompa di estrazione e mandato all’interno di preriscaldatori e in un degasatore che elimina i gas. All’uscita del degasatore c’è la grande pompa alimento che reimmette l’acqua preriscaldata e degasata in caldaia

Queste centrali sono tra le più inquinanti, soprattutto se fanno uso di combustibili che contengono sostanze nocive, come lo zolfo; comunque emettono ogni giorno nell'atmosfera forti quantità di anidride carbonica, e sono tra le maggiori responsabili di alcuni fenomeni negativi per l'ambiente come l'effetto serra e le piogge acide.
In base alle caratteristiche dinamiche, le turbine si dividono in turbine ad azione, in cui l'energia dell'acqua in uscita dal distributore è tutta cinetica, e in turbine a reazione, in cui lo è solo parzialmente.
Le turbine si differenziano secondo il dislivello cui è sottoposta l'acqua che le fa muovere:
Pelton: dal nome dell'inventore, nel caso di alte cadute (anche più di 1700 m);
Francis: in caso di medie cadute, con pale fisse;
Kaplan: nel caso di un basso dislivello di un fiume di grande portata, derivate dal modello Francis, molto costose e, di conseguenza, trovano un'applicazione ridotta, hanno pale orientabili di qualche grado per sfruttare l'angolo di incidenza dell'acqua.

In un centrale turbogas si sfrutta lo stesso principio di propulsione degli aerei a reazione. In un jet i gas in uscita determinano la spinta per il volo; in una centrale turbogas questo getto di aria calda, ad un a certa pressione, aziona le palette di un a turbina la quale accoppiata ad un alternatore, genera energia elettrica.

Questo impianto è essenzialmente costituito da un compressore, da una camera di combustione e da un gruppo turboalternatore in asse con il compressore.
L'aria aspirata dall'atmosfera viene compressa ed inviata alla camera di combustione dal compressore. In questa camera, bruciando combustibile (gasolio o gas), si produce calore che viene trasferito alla miscela di aria e gas combusti. La miscela compressa così prodotta entra in turbina dove avviene la conversione dell'energia termica in energia meccanica. Parte del lavoro sviluppato dalla turbina serve per l'azionamento del compressore ed il rimanente viene convertito dall'alternatore in energia elettrica.
Gli impianti con turbine a gas risultano particolarmente utili laddove necessiti una copertura immediata di produzione di energia elettrica, con una utilizzazione annua limitata.

L’energia termoelettrica non ha bisogno di particolari risorse climatiche o chimico-fisiche del terreno.
Negli ultimi anni ci sono state molte richieste per utilizzare queste centrali.
Sono molto diffuse le centrali turbogas. Attualmente in Italia sono in attività le centrali di Porto Tolle, sul delta del Po e la Centrale Marzocco a Livorno.

In Italia sono in fase di progettazione una decina di centrali termoelettriche o turbogas.

Una centrale che si trova in California, ad esempio, è una delle meno "pulite”, rispetto all’insieme di queste centrali. Utilizzando dati è emerso che una centrale da 780 MW di potenza, che eroga 4670 GWh di energia, emetterebbe ogni anno, oltre ad anidride carbonica e ossidi di azoto , anche 290 t di "polveri" nocive sospese in atmosfera, 9 t di ossidi di zolfo , 126 t di monossido di carbonio , 205 t di metano e 42 t di altri composti organici volatili; sostanze di cui i progettisti non tengono conto. Altri pensano che gli impianti turbogas non costituiscono assolutamente una minaccia per la salute pubblica. Comunque la maggior parte delle persone confermano ancora sulla dannosità per la salute, sottolineando i rischi derivanti delle emissioni di polveri fini.

Le centrali termoelettriche devono essere situate vicino ad un mare o un fiume perché l’acqua utilizzata per il raffreddamento viene presa da essi e poi ributtata.
Inoltre deve essere situata lontano da una città perché il vapore prodotto durante la combustione viene emesso da camini o da ciminiere.





mercoledì 17 febbraio 2010

DAI SIMBOLI ALLA TECNOLOGIA



Fino a pochi anni fa, quasi tutte le cose che imparavamo provenivano esclusivamente da testi stampati. Ancora oggi i libri ci accompagnano per la maggior parte della nostra giornata: a scuola, dove ci servono per seguire le lezioni, e poi a casa, dove li utilizziamo per studiare, per approfondire gli argomenti che ci interessano oppure per semplice divertimento.
La nostra mente, da secoli, è abituata a elaborare le informazioni, e quindi ad apprendere, attraverso i simboli della scrittura.
C’è stato, tuttavia, un tempo in cui la scrittura non esisteva e l’uomo, per dare forma al suo pensiero e per trasmetterlo agli altri, si serviva soltanto delle immagini: ecco qual è il significato dei graffiti preistorici, ossia i disegni che gli uomini, migliaia di anni fa, incidevano o dipingevano sulle pareti delle loro caverne, per richiamare alla memoria i fatti quotidiani e il loro svolgimento.

Anche molto tempo dopo l’introduzione della scrittura, la maggior parte delle persone continuarono ad apprendere per mezzo delle immagini, poiché non sapevano né leggere né scrivere. Così, ad esempio, durante il Medioevo, chi non era in grado di leggere poteva conoscere le vicende bibliche tramite le rappresentazioni che venivano dipinte sulle pareti delle chiese. Si trattava di un sistema di comunicazione immediato ed efficace: proprio allo scopo di risultare più comprensibili, infatti, le scene affrescate erano particolarmente ricche di dettagli e di richiami alla vita quotidiana, così da attirare maggiormente l’attenzione degli osservatori.

Proprio la grande capacità delle immagini di catturare il nostro interesse è una delle principali ragioni per cui oggi i nuovi mezzi di comunicazione si basano soprattutto sulle immagini; essi stanno gradualmente soppiantando i libri come principale veicolo di trasmissione della conoscenza.
Ogni giorno, navigando in Internet, abbiamo la possibilità di imparare cose nuove. Ciò che apprendiamo, però, ci viene presentato in forma diversa rispetto a come ci viene presentato dai libri.

Proviamo a paragonare brevemente le pagine di un libro alle pagine di un sito Internet: tanto per cominciare, le prime si sfogliano, mentre le seconde si cliccano. La pagina del libro è in genere occupata per la maggior parte della sua estensione dal testo scritto e presenta, talvolta, un certo numero di immagini. La pagina di un sito Internet propone anch’essa testi scritti accompagnati da immagini, ma spesso a queste ultime viene dato molto più rilievo. Tuttavia, la differenza più significativa che il libro, per la sua natura materiale, non può offrire è la possibilità di partire da un argomento iniziale e, tramite il sistema dei link, approfondirne a dismisura tutti gli aspetti, con l’ausilio non solo di immagini e testi scritti, ma anche di filmati, musiche, voci e suoni (multimedialità).

Questo è ciò che rende le attività di studio e di ricerca su Internet così gradevoli e accattivanti, tanto da farci pensare che sia possibile un futuro in cui i libri saranno affiancati sempre più da supporti digitali e multimediali.
Tuttavia, non è ancora ipotizzabile pensare di poter abbandonare del tutto i libri a favore dei nuovi supporti multimediali. Internet, ad esempio, può sicuramente diventare un prezioso strumento per accrescere la nostra conoscenza, ma solo a patto che lo si utilizzi nel modo giusto, il che non è sempre così semplice come sembra. Ogni navigazione in Internet alla ricerca di informazioni, infatti, può essere descritta come una sorta di viaggio in un mare di notizie in cui è facile perdere la rotta.

Pian piano ciascuno di noi deve abituarsi a nuove condizioni: deve imparare a non perdere il filo logico della ricerca nonostante le infinite sollecitazioni che riceve; deve saper selezionare soltanto le informazioni necessarie agli scopi che ci si è prefissi di raggiungere e soprattutto deve saper valutare la qualità delle informazioni trovate.
È per questo che, tra una navigata in Rete e l’altra, è ancora necessario far riferimento a un buon libro per cercare notizie certe, affidabili e strutturate. (CORTESIA MOTTA ON LINE)

martedì 16 febbraio 2010

LA LINFA

Termine generico con cui si indica la soluzione liquida che circola nei vasi di tutte le piante dotate di un sistema di conduzione vascolare (tracheofite).

Esistono due tipi di linfa: quella che scorre nei vasi dello xilema e quella che scorre nei vasi del floema. La prima, detta linfa grezza o ascendente, è costituita da acqua e sali minerali assorbiti dal suolo: ascende verticalmente dalle radici alle foglie e a tutti gli altri organi della pianta. La seconda, detta linfa elaborata o discendente, è costituita da acqua e composti elaborati dagli organi fotosintetici, primo fra tutti il saccarosio.

In inverno il flusso della linfa all’interno della pianta diminuisce, mentre la sua ripresa in primavera è il primo segnale dell’inizio della buona stagione. La linfa della canna e dell’acero da zucchero è utilizzata come dolcificante o per produrre confetture.



CONSIGLI DI ROSA MARIA MISTRETTA: DESCRIVERE LA NATURA


BREVE GUIDA PER SCRITTORI IN ERBA

Volete scrivere un racconto descrivendo un paesaggio naturale, ma non sapete da che parte iniziare?
Vi do alcuni consigli: si tratta di ciò che ho provato io la prima volta che decisi di scrivere, o meglio di descrivere e trasformare le mie emozioni in parole. E questo rimase il mio metodo.
Scelsi un realtà che mi affascinava da sempre, a volte fino alla commozione, per la sua bellezza e la sua semplicità: la natura. Non è detto comunque che sia per tutti la stessa, ma deve essere una situazione che vi innamora

Ecco alcuni semplici punti che dovete seguire lentamente, prendetevi molto tempo per scoprire ciò che vi emoziona di più (non dimenticate carta e penna!):

1. Scegliete un luogo tranquillo all’aria aperta, un giardino, un parco, un campo, un bosco, dove provate emozione profonda. Fermatevi un momento in meditazione, se volete, sedetevi e ad occhi chiusi osservate i vostri pensieri e le sensazioni che vi giungono.
Che cosa state provando? Mentalmente fermate gli aromi, i suoni, i rumori, anche quelli impercettibili, le sensazioni del vostro corpo.

2. Poi rivolgete l’attenzione alle cose che vi circondano e alla qualità della vostra percezione. Prendete nota dei colori e delle forme che vedete, di suoni e odori e delle sensazioni nel corpo, di come sentite la temperatura e la brezza. Ora innalzate una lode di meraviglia e stupore per ciò che avete dinnanzi a voi. Vi accorgerete di quanta bellezza s’impregna la vista e che tutti i sensi sono in armonia. inizia a sbocciare e a essere scoperta una nuova visione della realtà.

3. Siate felici della vostra percezione, ogni sensazione benevole è un grande regalo che fate a voi stessi e solo provando felicità potete poi trasporre per iscrittole vostre parole che altri leggeranno.

4. Riempitevi ancora di sensazioni, di sogni fantastici che sono stimolati da cose semplici, a sazietà.

5. Ora provate a intensificare i colori e prestate attenzione all'unicità delle forme: ogni fiore, ogni ramo, ogni filo d’era ha forme particolari e notatene i disegni distinti mentalmente. Notate le ombre, la luce che irradia, l’incanto dei luoghi, sforzatevi di udire i suoni che non avete mai udito prima d’ora, così gli odori e le sensazioni.

6. Chiudete gli occhi nuovamente e con la mente ridisegnate tutta l’armonia che avete percepito. Trattenete queste sensazioni il più a lungo possibile, fatele vostre e ricordatele. Imprimetele nella vostra mente per non dimenticarle più.

7. Poi trasponetele tutto il vostro bagaglio in altro luogo, alla vostra scrivania, ad esempio, soli con voi stessi o in compagnia di ciò che preferite di voi. Proiettate lo specchio della vostra anima su ciò che avete visto, ripercorrete attimo per attimo ciò che avete provato: tutto il vostro essere in questo momento è presente in altro luogo.

E’ un esercizio non facile: richiede tempo, concentrazione, passione per le cose belle . Potete iniziare con una sola cosa dall’aspetto semplice. Prendete un fiore, ad esempio, e applicate questa tecnica . Quando vi sarete accorti che il fiore è stato realizzato dai vostri 5 sensi e descritto su un foglio di carta, allora passate a un soggetto più complesso.

Ricordate che la semplicità è sempre la migliore chiave per ottenere tutto quello che volete. Descrivete la semplicità e diverrete grandi scrittori.
Quando la vostra capacità di astrazione sarà ben avviata, allora potrete farvi rapire dalla natura e da un universo fiabesco, dove i vostri sogni diventeranno realtà e i vostri segreti celati saranno resi noti a tutti. I sogni hanno un significato al quale bisogna prestare ascolto e non rinunciare per nulla.

Vi ritroverete in boschi immaginari, a contare le stelle, ad aspirare il profumo dell’erba , ridendo sotto la pioggia incessante.
Il piacevole viaggio della mente fra le vostre fantasie aprirà le porte ai sentimenti e alle emozioni pure e sincere. Parole semplici, comuni che evidenziano una spiritualizzazione affettiva, saranno regalati come diario sincero scritto per tutti .

Riuscirete ad imprigionare il tempo, fermato cristallizzato da voi stessi in un istante che avete già reso eterno. Il mondo è un sogno e vivetelo come tale, osservando la positività delle situazioni.
Nella nostra unicità siamo nati per aggiungere valore a questo mondo, dando il meglio di noi stessi.

Un esempio da un grande poeta:
Farfalla Azzurra
di Herman Hesse

Piccola, azzurra aleggia
una farfalla, il vento la agita,
un brivido di madreperla
scintilla, tremola, trapassa.
Così nello sfavillio d'un momento,
così nel fugace alitare,
vidi la felicità farmi un cenno
scintillare, tremolare, trapassare.


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SERVIZI ON LINE PER LE SCUOLE

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giovedì 4 febbraio 2010

I BAMBINI CHE SORRIDONO


Lo scopo del progetto è quello di raccogliere in una memoria virtuale, tutto il materiale come favole, filastrocche, miti, leggende, feste, tradizioni, personaggi famosi e storici... per far sì che la rete di Internet abbia un punto di riferimento (polo) per tutti quelli che lavorando con i bambini possano attingere a informazioni atte alla crescita di essi.

Il frutto della ricerca non è una raccolta enciclopedica, ma una selezione accurata di materiale che punti a non far perdere le tracce di scritti e storie che altrimenti potrebbero essere dimenticate. Questo lavoro prevede anche una rielaborazione del testo, atta a far sì che il racconto risulti di facile apprendimento per il bambino.
Il progetto ha come obiettivo primario quello di offrire un valido supporto alla preparazione del bambino e alla sua crescita. La scelta consente anche di offrire un aiuto concreto ad insegnanti per operare direttamente con questo strumento, in piena sintonia con lo spirito del processo di riforma della scuola. E' per questo motivo che si invitano tutti, a prendere atto di questo grande lavoro svolto, per appoggiare e sostenere il Progetto

Per info:http://www.ilpaesedeibambinichesorridono.it/

"DON GIOVANNI", W.A. Mozart : recensione di Alessandro Molin Brosa


Don Giovanni
Wolfgang Amadeus Mozart
Libretto di Lorenzo Da Ponte

Teatro alla Scala, Milano 30 gennaio – 14 febbraio 2010

Direttore: Louis Langrée
Regia e scene: Peter Mussbach
Ripresa Coreografica: Lorenza Cantini
Costumi: Andrea Schmidt Futterer
Luci: Alexander Koppelmann

Don Giovanni: Erwin Schrott
Commendatore: Georg Zeppenfeld
Donna Anna: Carmela Reimigio
Don Ottavio: Juan Francisco Gatell Abre
Donna Elvira: Emma Bell
Leporello: Alex Esposito
Zerlina: Veronica Cangemi
Masetto: Mirco Palazzi
Orchestra e Coro del Teatro alla Scala di Milano

L’allestimento del Don Giovanni di questa stagione operistica lascia alquanto perplessi, dal momento che inficia in negativo tutta la resa dello spettacolo, non solo dal punto di vista coreografico e scenografico, ma anche, purtroppo, dal punto di vista della resa musicale e coreutica. I continui movimenti imposti dalla regia agli attori, che volgono spesso le spalle alla platea, causano infatti frequenti mutamenti tonali che stonano non di poco con la resa continua che l’opera barocca invece imporrebbe. Già in passato abbiamo assistito a rappresentazioni del Don Giovanni ambientate in epoche diverse dal pieno XVIII secolo (come ad esempio la regia di Michele Placido nella stagione 2005-06 del Teatro Regio di Torino, che faceva svolgere le scene nella campagna Siciliana d’inizio secolo scorso), ma raramente potremmo immaginare l’azione svolgersi in uno spazio onirico e senza alcun fondamento spaziale come è invece avvenuto qui.

L’opera si svolge infatti in un contesto neutro, con due enormi elementi scenografici parallelepipeidali che ruotano di continuo, e in mezzo ai quali gli interpreti si muovono. I costumi non sono riconducibili ad alcuna epoca storica, esagerando si potrebbe dire che rispecchiano il gusto degli anni ’60. La mancanza degli elementi base della scena e dei costumi causano a loro volta lacune nella resa dell’opera in se; ad esempio, nella famosa aria del I atto “Madamina, il catalogo è questo” manca ogni riferimento al libretto nel quale il servitore Leporello segna le conquiste amorose del suo padrone, oppure quando Zerlina, preda di Don Giovanni, ma appena sposata con Masetto, dovrebbe nascondersi dietro un cespuglio, non può farlo dal momento che manca qualsiasi elemento reale nelle scenografie.

In sostanza, l’opera è stata a parer nostro rovinata dall’audacia della regia: il culmine è stato quando Donna Elvira arriva in scena in sella ad una Vespa, oltre ad alcune scene un po’ troppo spinte che certo potrebbero far rigirare il buon Mozart nella tomba, proprio quando si festeggia il 27 gennaio l’anniversario della sua nascita. È quindi un peccato che una bellissima opera barocca sia stata così tanto trasformata da non poterne più quasi apprezzare il significato originale, ed in particolar modo il grande valore morale che le si può attribuire. Non dimentichiamo infatti che, dopo che Don Giovanni è stato portato all’inferno dallo stesso uomo a cui aveva tolta la vita, le ultime parole del coro dicono: “Questo è il fin di chi fa mal, e de’ perfidi la morte alla vita è sempre ugual!”. Non potrebbe essere questo un monito più efficace contro un certo modo di vivere, proprio del libertino, che usa le persone, non vedendoli come essere umani, ma solo come oggetti. Un monito oggi ancora molto valido!

ALESSANDRO MOLIN BROSA

6 Agosto 1986



Titolo di studio:

Laurea di I Livello in Società e Culture d’Europa, curriculum in Storia Romana, conseguita il 5 XI 2008 presso l’Università degli Studi di Torino, con valutazione di 109/110.

Iscritto al Corso di Laurea Magistrale in Arti, Patrimoni e Mercati presso la Libera Università di Lingue e Comunicazione IULM, sede di Milano. In regola con gli esami, valutazione media di 30/30.

Pubblicazioni:
“I Piemontesi alle Crociate”, in AA.VV. Esperienze di Storia Medioevale in Piemonte, UCIIM - Regione Piemonte, 2007


Conoscenza delle Lingue straniere:
- Buona conoscenza della Lingua Inglese, approfondita con corsi d’Inglese nel Regno Unito (Anglia Polytechnic, Cambridge) e in Canada (LSC School of English, Toronto, ON); ulteriormente approfondita con il superamento dell’esame universitario di Lingua e Traduzione Inglese.
- Conoscenza scolastica della Lingua Francese, approfondita con il superamento dell’esame universitario di Lettorato di Lingua Francese.
- Conoscenza di base della Lingua Ebraica Moderna.

Precedenti esperienze lavorative:
- Presso la Casa Editrice “Il Leone Verde”, durante la “Fiera del Libro di Torino” negli anni 2003, 2004, 2005, 2007, 2008 e 2009
- Presso la Casa Editrice “Esserci Edizioni”, durante la “Fiera del Libro di Torino” negli anni 2007 e 2008
- Stage come operatore museale e addetto R.P. presso il Museo Civico “Casa Cavassa” di Saluzzo (CN) dal 30.06.2009 al 25.09.2009

Conoscenza dei sistemi Informatici:
- Utilizzo abituale di Office, in particolare di Word ed Excel.
- Buona conoscenza dell’utilizzo di Internet

Altre caratteristiche:
- Facilità nel dialogo e nelle relazioni umane
- Buona presenza

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Alessandro Molin Brosa.