venerdì 30 aprile 2010

LA DONNA NELL’ANTICA ROMA di Francesca B., Cecilia D., Selenia O. (Classe IV Ginnasio, Istituto Sociale dei Padri Gesui...

SI TRATTA DI UN INTERESSANTE STUDIO INERENTE ALLA CONDIZIONE DELLA DONNA NELL'ANTICA ROMA, REDATTO DA TRE STUDENTESSE GINNASIALI
(Si ringrazia l'insegnante Prof.ssa Silvia Giordano per la gentile concessione)


Alcuni autori, ad esempio Jean Gaudemet, ipotizzano un ruolo importante per la mulier e addirittura una sorta di parità nei confronti del marito, come comproverebbero certe iscrizioni funerarie, tra le quali la più famosa è senza dubbio la cosiddetta Laudatio quae dicitur Turiae, riportata in Fontes iuris romani anteiustiniani.

Il marito di Turia elogia il comportamento della propria compagna, che si è rivelata certa, ossia fedele, fidata e determinata durante i 41 anni di matrimonio, e che ha venduto tutti i propri gioielli per salvare il consorte, in un momento di persecuzione politica. Egli ha rifiutato di ripudiarla, benché ella stessa, essendo sterile, avesse incoraggiato l'unione dell'amato con un'altra sposa.

Peraltro nei tempi antichi, l'usanza di cambiare o addirittura scambiare le mogli doveva essere assai diffusa, se persino Catone Uticense cedette all'amico Ortensio, l'adorata Marzia, per poi riprenderla alla morte di costui (Strabone, Geografia, XI, 9, 1).
Le leggi di Romolo prevedevano che la donna non potesse abbandonare il marito, ma che il coniuge potesse invece ripudiarla, nel caso in cui ella avesse avvelenato i figli, taciuto una gravidanza o commesso adulterio (Cfr. Plutarco, Romolo, XXII).

Qualora poi le mogli avessero ucciso i propri uomini, i congiunti provvedevano a strangolarle, senza nemmeno attendere il processo: un'inutile perdita di tempo, data l'evidenza della colpa e l'efferatezza del delitto.
In età repubblicana la dimestichezza con la preparazione di pozioni tossiche non dovette essere un'attitudine saltuaria, in cui si cimentavano annoiate signore della società bene alle prese con insopportabili compagni, ma piuttosto un'anomala rivendicazione di potere alternativo, talvolta non esente da un'impronta di rivolta contro la maggioranza politica.

Durante il consolato di Marco Claudio Marcello e Tito Valerio, nel 331 a.C., molti importanti cittadini morirono, per cause che furono attribuite non solo a una terribile pestilenza, ma specialmente all'avvelenamento causato da un complotto di donne, poi denunciate da una ancella: "Tum patefactum muliebri fraude civitatem premi matronasque ea venena coquere et, si sequi extemplo velint, manifesto deprehendi posse. [7] Secuti indicem et coquentes quasdam medicamenta et recondita alia invenerunt" (Livio, Ab urbe condita, VIII, 18).

Nelle case di venti patrizie furono infatti trovate presunte pozioni salutari. Tuttavia, appena le nobildonne furono costrette a berle, perirono immediatamente. Le denunce cominciarono a moltiplicarsi e ben centosettanta matrone furono condannate a morte, quantunque fossero giudicate alla stregua di folli e non di vere e proprie criminali: "Prodigii ea res loco habita captisque magis mentibus quam consceleratis similis visa..." (Livio, ib.).

La labilità del carattere femminile è del resto un topos ricorrente di molta poesia satirica, che indulge nell'indecente rappresentazione dell'ebbrezza con ovvii rimandi allo stilema della menade.
Per le donne, la proibizione di bere vino risale alla dimensione leggendaria del Lazio, in un'epoca addirittura antecedente alla fondazione di Roma. Re Fauno ha sorpreso ubriaca la propria moglie Fauna e la punisce fustigandola a morte con rami di mirto; tuttavia, placatosi il suo grande furore, non può fare a meno di avvertire un grande desiderio di lei, perciò in suo onore istituisce sacri riti, durante i quali è offerta un'anfora coperta da un velo: "…quae quia contra morem decusque regium clam vini ollam ebiberat et ebria facta est, virgis myrteis a viro ad mortem usque caesam; postea vero cum eum facti sui poeniteret ac desiderium eius ferre non posset, divinum illi honorem detulisse; idcirco in sacris eius obvolutam vini amphoram poni" (Lattanzio, Divinae Institutiones, I, 22, 11).

Pertanto nel tempo mitico si collocano i parametri del divieto e della concessione nei confronti della bevanda sacra: Fauna assurge al ruolo di Bona Dea e le sacerdotesse addette al suo culto conservano nel tempio un vino che è chiamato latte, in uno speciale recipiente denominato vaso da miele: "…quod vinum in templum eius non suo nomine soleat inferri, sed vas in quo vinum inditum est mellarium nominetur et vinum lac noncupetur" (Macrobio, Saturnaliorum convivia, I, 12, 25).

Annessa al santuario è una sorta di farmacia, dove le sacerdotesse trasformano le erbe medicinali: gli uomini sono esclusi, in base ad una proibizione che ricollega al mito greco di Medea i riti dedicati alla Bona Dea, protettrice delle donne (gunaikeia). In questo luogo, la stessa presenza di serpenti, associati ai riti terapeutici della fecondità, esalta e qualifica il ruolo della indiscussa signoria femminile.
L'onomastica divina riassume le qualità della Madre Terra: Bona e Fauna, in quanto produce gli alimenti per gli esseri umani e li favorisce in tutte le loro necessità; Ope, perché per opera sua la vita sussiste, e Fatua, appellativo deverbale riferibile a fari, che suggestivamente allude alla capacità di vagire acquisita dai bimbi appena hanno "toccato terra": "Fatuam a fando quod, ut supra diximus, infantes partu editi non prius vocem edunt quam attigerint terram" (Macrobio, ib.).

Nel calendario romano compaiono altre feste officiate dalle donne, p.es., in coincidenza con il primo di aprile, le cerimonie dedicate a Venere Verticordia e a Fortuna Virile. In tale occasione madri e nuore del Lazio tolgono le collane d'oro al simulacro della dea e lavano la sua statua di marmo.
Successivamente anch'esse s'immergono in un bagno purificante; ma la loro nudità mette in luce ogni difetto della persona; pertanto bruciano incenso e levano preghiere in onore di Fortuna Virile, affinché siano aiutate a nascondere ai propri mariti le imperfezioni del corpo: "Accipit ille locus posito velamine cunctas / et vitium nudi corporis omne videt / ut tegat hoc celetque viros, Fortuna Virilis / praestat et hoc parvo ture rogata facit" (Ovidio, Fasti, IV, vv.147-150).

Il rito possiede un'indubbia connotazione riferibile a finalità seduttive, è quasi una sorta di preliminare amoroso che rinnova, anno dopo anno, per le maritate, la tensione dell'evento nuziale già consumato in precedenza. Peraltro l'assunzione di una bevanda sedativa, identica a quella bevuta da Venere prima di congiungersi allo sposo, composta di latte, miele e semi di papavero, traspone analogicamente il senso dell'unione coniugale in una prospettiva significante, atta a risvegliare le qualità della dea in ogni donna.
Durante le feste femminili, si svolgono sacrifici non cruenti: è il caso dell'offerta di latte di fico in concomitanza con le Nonae Caprotinae, il 7 di luglio, in onore di Giunone. La cerimonia risale agli antichi riti mediterranei della fecondità e pertanto coinvolge all'unisono le donne libere e le schiave.

Ed è proprio a proposito di quest'ultime che la leggenda fa risalire la suggestiva dedica di tale rito, ossia alla fine della guerra contro i Galli, allorché le popolazioni confinanti, intenzionate a invadere Roma, chiesero in ostaggio al senato le madri e le vergini.
Fu allora che una schiava, di nome Tutela o Filotide, propose di recarsi dagli avversari, con altre sue compagne, fingendo di essere una donna libera. Giunte all'accampamento nemico, le coraggiose ancelle eccitarono gli uomini a bere, al punto da farli ubriacare; subito dopo, ad un segnale convenuto, che, come vuole la tradizione, fu trasmesso presso un albero di fico, i soldati romani fecero irruzione ed ebbero la meglio. Lo stesso Macrobio, nel riferire la vicenda, sottolinea la portata eroica dell'ancillarum factum, non riscontrabile in ulla nobilitate (Saturnaliorum convivia, I, 2, 35).

Tra presenza e marginalità, non sembra comunque lecito descrivere il modello femminile romano in chiave completamente autonoma: passione, coraggio e devozione muliebre acquistano la loro significanza nel rapporto interpersonale con l'uomo, rispetto al quale la condizione della donna assume, a vari gradi, il proprio carattere di indispensabilità.
(Lo studio è molto approfondito e questo articolo rappresenta solo un estratto. Se interessati ad averlo nella sua interezza, contattatemi alla mia e mail)



lunedì 26 aprile 2010

MARTE HA O NON HA CAMPO MAGNETICO?








Il nucleo di Marte è composto principalmente da ferro, con il 14-17% di solfuro di ferro, e si estende per un raggio di circa 1480 km. Molto probabilmente il nucleo non è liquido, ma viscoso e di conseguenza Marte non presenta un campo magnetico apprezzabile (massimo 5 nT, nanoTesla), né attività geologica.

La magnetosfera si presume sia scomparsa da circa 4 miliardi di anni e, quindi, il vento solare ha imperversato direttamente sulla sua ionosfera, venendo meno la protezione dalle particelle cosmiche ad alta energia, anche se la maggiore distanza dal Sole rende meno violente le conseguenze della sua attività rispetto alla Terra.

E’ interamente giusta l’affermazione che indica l’inesistenza del campo magnetico marziano?


Anche se non dotato di un campo magnetico globale di tipo dipolare come la Terra, Marte presenta una serie di campi magnetici locali distribuiti sulla superficie, sufficientemente intensi da deviare il vento solare e dare luogo a una magnetosfera. La maggior parte delle sorgenti del campo magnetico si trova nelle regioni altamente craterizzate dell'emisfero sud, mentre le pianure dell'emisfero nord ne contengono meno.
Non è comunque stata trovata nessuna correlazione fra sorgenti magnetiche e crateri da impatto, così come nessun campo magnetico è stato rilevato nelle regioni di Tharsis, Elysium, Valles Marineris e sui grandi edifici vulcanici. I bacini da impatto di Hellas e Argyre (la cui età è stimabile a circa 3.9 miliardi di anni) non presentano sorgenti di campi magnetici.

I campi magnetici sulla superficie di Marte sono i residui della magnetizzazione della crosta fusa del pianeta all'inizio della sua storia. Infatti, è ragionevole attendersi che, subito dopo la formazione del pianeta, fosse presente un campo magnetico globale generato per effetto dinamo dal nucleo ancora liquido di Marte. Durante il raffreddamento della crosta, la temperatura scese sotto al punto di Curie e la superficie acquistò una magnetizzazione permanente.

In seguito l'effetto dinamo cessò e gli impatti con corpi extraterrestri fusero nuovamente la crosta, cancellando localmente il campo magnetico delle rocce. Il risultato finale di questo processo fu la formazione di una serie di campi magnetici locali che si osservano tutt’oggi. L’evento che l'emisfero nord del pianeta abbia poche sorgenti magnetiche depone a favore del ringiovanimento superficiale, in accordo con il basso tasso di craterizzazione di quelle regioni. L'analisi dei campi magnetici "fossili" di Marte ha portato indizi a favore della presenza di un'attività tettonica passata, in contrasto con la teoria generalmente accettata che non prevede la presenza di strutture di origine tettonica sul pianeta a causa dello spessore eccessivo della crosta (30 km circa) e del piccolo nucleo, che avrebbero entrambe inibito la formazione delle placche tettoniche.

Tuttavia le bande a magnetizzazione alterna alla superficie del pianeta, situate attorno a 180° W dall'equatore ai poli, hanno una larghezza di circa 160 km e una lunghezza fino a 2000 km, con orientamento in senso est-ovest. Esse sono analoghe alle bande magnetiche presenti sul fondo degli oceani terrestri e allineate con le dorsali oceaniche.
Nelle dorsali oceaniche viene creata nuova crosta che, raffreddandosi sotto alla temperatura di Curie, è magnetizzata secondo la direzione corrente del campo magnetico terrestre, soggetto a inversioni della polarità (ed è questa la causa delle strisce magnetiche a polarità alternate). Su Marte è presumibile che abbia agito un meccanismo simile.

Il nucleo caldo di un pianeta ruotando genera una dinamo: correnti che a loro volta danno luogo a un campo magnetico. Inoltre, l'esistenza di un campo magnetico suggerisce la presenza di sorgenti di calore interne che sono in grado di alimentare attività vulcanica, preludio a una sorta di atmosfera, sede di precipitazioni allo stato liquido.

Il risultato è importante ed è una condizione caratteristica per giustificare tracce geologiche sul terreno provocate dallo scorrere di un liquido e di un eventuale sviluppo in superficie dei meccanismi biologici, sia pure in epoche remote.
La schermatura magnetica (strisce di Van Allen sulla Terra) favorisce lo sviluppo dei processi biologici che altrimenti sarebbero ostacolati e distrutti.
L’ipotesi di presenza su Marte, dunque, rappresenta un altro tassello a favore della probabile esistenza della vita primordiale sul Pianeta Rosso nei primi 500 milioni di anni. "La schermatura doveva essere ancora più forte in passato quando è facile immaginare - spiega Vittorio Formisano dell'Istituto di fisica dello Spazio Interplanetario del Cnr - che il pianeta, più caldo di oggi, generasse anche un campo magnetico più intenso".







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giovedì 15 aprile 2010

SHEILA, la sua storia



Sheila ama le stelle: ha un piccolo telescopio nel suo studio perché Sheila è un'astronoma, di studi e di professione. La scienza della natura, l'astronomia e la matematica sono la sua passione. Sheila è bella, di una bellezza semplice e sensibile che sprigiona armonia in chi la osserva. Ci racconta la sua storia...


Amo viaggiare nei paesi caldi. Quest'anno l'inverno è molto rigido e nevoso qui in città. Sono purtroppo passati già parecchi giorni dal mio ritorno dal mare esotico, alla ricerca di piante particolari da pubblicare sulla mia rivista. Che paradiso ho lasciato laggiù! Sole e mare, natura e colori…!


La città e il lavoro quotidiano mi hanno immediatamente riportata alla realtà. Sulla mia scrivania in ufficio fogli sparsi e richieste di appuntamenti mi fanno pensare a quanto mi piacerebbe ritornare al caldo e al dolce girovagare in mezzo alla felice natura rigogliosa! Un appunto sulla mia scrivania in mezzo agli appunti di viaggio: ti ha chiamato ;-)).



Ho pensato spesso a lui da quando sono rientrata in città. Ma l'ultima volta che lo vidi ci lasciammo con rancore e, a pensarci bene, sono stata troppo dura con lui. Vorrei telefonargli per sapere come ha trascorso il mio periodo di assenza, vorrei ritrovare il suo modo di essere, a me tanto caro e insostituibile. Non voglio chiamarlo, aspetterò che richiami lui. Suona il telefono. Sicuramente è una chiamata professionale, forse un appuntamento da fissare. Che piacere e che sorpresa! Se bastasse pensare per far avverare i desideri E' lui per un invito a cena la sera stessa. La sua voce è pacata e mi riporta nel mio mondo innamorato. Vuole vedermi ed io anche, con tanta felicità. Evviva!


Il mio orologio sembra essersi fermato per non far arrivare l'ora d'uscita. Un panino a pranzo , una serie di chiamate, due incontri con potenziali clienti e ora via! M'infilo la giacca sulle scale che scendo correndo, saluto i colleghi distrattamente e mi avvio verso il luogo d'appuntamento. Sono contenta di aver indossato il mio vestito a fiori: è adatto proprio per una cena amichevole. Mentre cammino, respiro già aria di primavera, anche se devo dire che piccole pozzanghere ancora gelate compaiono negli anfratti più reconditi dei marciapiedi. Ma il freddo non esiste più. Le persone che incontro per strada mi sembrano tutte allegre: sto proiettando all'esterno il mio stato d'animo? Sono vicina al bar, luogo previsto per l’incontro, ma non vedo nessuno. Eppure non sono in anticipo. Guardo i passanti: non c'è. Forse era un sogno la sua voce, l'ennesimo sogno che mi fa volare nel mio mondo. Aspetterò, lo aspetterò fino a quando arriverà notte fonda se necessario, fino al mattino. Non mi abbandonare.



Guardo una vetrina senza vedere che cosa espone. Mi rassegno ad aspettare fino alla fine dei tempi.Il tempo passa, ma tu non arrivi. Forse sono stata troppo brusca l'ultima volta che ti vidi, prima del mio viaggio di lavoro, e ora forse si sta avvicinando l'addio. Mi sento triste e confusa. Mi rendo conto solo ora di essere stata sempre bene con lui. Mi assale una tristezza infinita e persino i suoni della città intorno a me sono scomparsi.



Provo un grande senso d'insicurezza: ho perso ormai un amico fidato, un compagno. Sento una solitudine vertiginosa al pensiero, una specie d'angoscia che mi toglie il respiro. Devo ammettere che mi sono innamorata e che ora sono alla soglia di un addio. Respiro lentamente e profondamente. A un tratto mi sento chiamare e mi volto lentamente. E' la sua voce! E' lui! E'sempre così bello! Mi saluta, mi sorride, si scusa per il ritardo dovuto a un contrattempo sul lavoro. Mentre parla, fotografo con la gesto affinchè rimanga con me per sempre. (continua...)

venerdì 9 aprile 2010

COME SI FA UN E-BOOK: consigli di un'esperta


"Per spiegarlo, vi spiego come ho fatto io. La prima fase è quella, ovvia, di scegliere il testo o i testi. Dato che la mia doveva essere un'opera dimostrativa da distribuire senza contropartite economiche e dato che io sarò anche un'utopista ma non sono una masochista, ho scelto dei racconti già pubblicati altrove in forma singola (e che, certo, avrei potuto pubblicare come raccolta in un volume tradizionale, guadagnandoci economicamente ma - e qui interviene il mio utopismo - perdendo l'occasione di dimostrare alcunché).

Scelti i testi, mi si aprivano due possibilità: o aggiungere a Microsoft Word 2000 un apposito plug-in gratuito che dovrebbe fare automaticamente tutto il lavoro di conversione e scodellarti l'e-book pronto in mano, oppure preparare un file html "ben formattato" e trasformarlo in e-book con un programmino professionale. Dato che nutro una certa diffidenza per l'accuratezza delle automazioni di Word (sono il tipo che disattiva istantaneamente l'assistente di Office non appena compare, né mi sono sognata mai di attivare un correttore ortografico qualsivoglia), e dato inoltre che mi piace ficcare il naso nei miei codici, ho scelto la seconda possibilità. "

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lunedì 5 aprile 2010

IL TEMPO: UN GRANDE ENIGMA




Misurare il tempo affascina, intriga l'uomo da secoli.
Esistono calendari ed orologi per misurare il tempo, ma talvolta un'ora può sembrare un'eternità ed un'altra invece passa in un attimo. E per questo motivo esso rimane un'entità misteriosa e sfuggente.

A volte il tempo viene paragonato ad un treno in corsa oppure ad una linea continua sulla quale si tende a collocare l'esperienza quotidiana, un succedere di eventi, un prima ed un dopo.
Definire il tempo non è semplice. In astronomia sono numerose le scale temporali che si usano, per la maggior parte legate alla rotazione delta Terra ed ognuna ha caratteristiche e peculiarità proprie.

La misura del tempo, che si effettua ricorrendo a qualunque fenomeno che si ripete in modo regolare, non avviene nel senso filosofico del termine, ma rappresenta in realtà la durata di un fenomeno.
La Natura stessa, sistema del quale facciamo parte integrante, è un delicatissimo intreccio vitale di armonie prodigiose in continua evoluzione, regolato da un perfetto equilibrio costante.

Aristotele definì il tempo come "la misura del moto secondo un prima ed un poi" (tempus est
mensura motus secundum prius et poster
) ad indicare che l'entità chiamata "tempo" è suscitata nella mente umana da una realtà in movimento: in un mondo statico non può essere concepita l'idea del tempo.

Alla domanda "che cosa è il tempo?" Sant'Agostino risponde:
(Confessioni, XI, 14): "Che cos'è allora il tempo? Se nessuno me lo chiede, lo so; se dovessi spiegarlo a chi me ne chiede, non lo so: eppure posso affermare con sicurezza di sapere che se nulla passasse, non esisterebbe un passato; se nulla sopraggiungesse, non vi sarebbe un futuro; se nulla esistesse non vi sarebbe un presente (...). Se dunque il presente, perché sia tempo, deve tramontare nel passato, in che senso si può dire che esiste, se sua condizione all'esistenza è quella di cessare di esistere; se cioè non possiamo dire che in tanto il tempo esiste in quanto tende a non esistere?"

In questa sede non si vuole dare una definizione del concetto temporale, ma si discutono vari aspetti del tempo astronomico, considerando le variabili di riferimento che influenzano le varie manifestazioni fenomenologiche

La misura del tempo è collegata ai moti di rotazione e di rivoluzione della Terra e richiede il riferimento ad eventi che si ripetono con regolarità nel corso di lunghe fasi.
Il fenomeno periodico più appariscente considerato come indicazione del fluire del tempo è l'alternarsi del giorno e della notte.
La Terra ruota intorno al Sole con un'orbita ellittica e la Luna, a sua volta, si muove intorno alla Terra.
Il Sole nel ciclo descrive un cammino apparente intorno alla Terra (eclittica) inclinato di 23° 27 8" rispetto all'equatore celeste ed il punto d'intersezione dell'equatore celeste con l'eclittica è chiamato punto y: quando il Sole si trova su di esso si è all'Equinozio di Primavera.

II moto della Luna è più complesso rispetto a quello del Sole.
Essa si muove intorno alla Terra da Ovest ad Est, cioè nello stesso verso in cui la Terra orbita intorno al Sole.
Il piano dell'orbita lunare e quello dell'orbita terrestre non sono coincidenti: l'uno è inclinato rispetto all'altro in media circa di 5°9' e, se così non fosse ad ogni mezzo giro intorno alla Terra, la Luna verrebbe ad essere interposta tra Sole e Terra e nell'altro mezzo giro ci troveremo con la Terra interposta tra il Sole e la Luna: in questo modo si avrebbe così ogni mese un eclisse di Sole ed un'eclisse di Luna.

I punti di intersezione tra il piano dell'orbita terrestre ed il piano dell'orbita lunare sono detti
nodi.
La Luna ha illuminato dal Soie solo un emisfero e conscguentemente, a seconda delle posizioni reciproche del Sole, Terra e Luna, si osserva il fenomeno delle fasi lunari (variazioni apparenti dell'aspetto esteriore della Luna).
Si chiama "angolo di fase" l'angolo compreso tra Sole-Luna e Luna-Terra. Quando la Luna è in linea tra la Terra e Sole (congiunzione con il Sole), non la si vede, perché ci rivolge l'emisfero in ombra (Luna Nuova)

Dopo che la Luna si è spostata dalla sua orbita, allontanandosi prospetticamente dal Sole, si incomincia a vedere da Terra una sottile falce che, giorno dopo giorno, cresce.
La prima falce tramonta solo poco dopo il Sole e, a mano a mano che la falce cresce, la Luna ritarda il suo tramonto rispetto a quello del Sole stesso.
Quando la Luna si trova a 90° rispetto alla congiungente Terra-Sole, si vede metà dell'emisfero illuminato (primo ed ultimo quarto della Luna).

In particolare, poiché la parte di Luna illuminata è quella prospetticamente più vicina al Sole, si vedrà illuminato l'emisfero verso occidente (da cui il detto popolare: "gobba a ponente luna crescente, gobba a levante luna calante")
Quando il Sole e la Luna visti da Terra distano 180° si ha la Luna Piena.

Le fasi Luna Nuova e Luna Piena sono dette Sigizie, le fasi di Primo Quarto ed Ultimo Quarto sono dette Quadrature e le fasi intermedie Ottanti.
La lunazione o Mese Sinodico è il tempo impiegato dalla Luna per tornare nella stessa posi/ione rispetto al Sole ed alla Terra e dura in media 29g I2h 44m; il Mese Siderale invece è il tempo impiegato dalla Luna per compiere una rivoluzione intorno alla Terra e dura circa due giorni meno del precedente, cioè 27g 7h 43m.

In 24 ore la Luna si sposta di circa 13° (360° : 27,32) ed in un'ora lo spostamento è di 30' pari al diametro apparente della Luna stessa. Si definisce Mese Draconitico è il tempo impiegato dalla Luna per passare due volte per lo stesso nodo e dura 27,21 giorni
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domenica 4 aprile 2010

SHEILA


(foto di Selenia O.)
SHEILA è innamorata della natura.


Vive le sue giornate in sintonia con il mondo, tranquilla nella sua vera essenza, appagata.


Ha un amore, un amico fidato, un compagno di vita che a volte ha paura di perdere per sempre, catturato dal vortice di una società che non sempre le è congeniale, perché assai differente dal proprio essere. Sheila ha un mondo segreto, dove predominano i suoi desideri, che va oltre la realtà quotidiana, una sorta di mondo che sta tra la realtà e la magia.

Qual è la sua quotidianità? Al mattino appena sveglia indossa una performance virtuale che le permette di integrarsi nel mondo che è più apparenza che sostanza. La quotidianità è troppo differente dalla sua essenza, dalla sua realtà interiore: sensazioni ed esperienze spesso sono in contrasto con il vero suo essere, con la sua sensibilità. La sua esteriorità manifesta inflessibilità, ma spesso come gli alberi ad alto fusto in inverno, nasconde sotto la corteccia una gran sofferenza. Sheila ama la natura, ama i tramonti che contempla spesso con il suo amore, ama le lunghe passeggiate nei boschi in primavera, ama i germogli, ama le fioriture dei prati di montagna. Il profumo della natura che si ridesta le da vigore, il suono delle onde del mare sono la sua sinfonia.

Il suo cuore batte forte di gioia al pensiero di trascorrere i fine settimana in un luogo immerso nella bellezza naturale. Sheila ama leggere i classici della letteratura e apprezza la vita dei popoli antichi con i loro usi e costumi, con le loro conoscenze, con le loro magie e i loro rituali. A volte quando non riesce a prendere sonno, si alza da letto e si siede sulla sua poltrona accanto al pendolo che batte sommessamente le ore e aspetta l'ultimo tocco che la condurrà nel mondo dei suoi sogni. Sheila guarda spesso la luna di notte, alla finestra che lei definisce 'dei suoi desideri' che si apre sul mondo buio ed addormentato.


La luna le regala i suoi raggi argentati, silente. E Sheila pensa sorridendo che anche il suo amore forse in quel momento sta guardando la luna, pensando a lei. E allora arriva un suo sogno: essere vicina alle stelle e volare nell’infinito.