Il dialogo simula per iscritto una conversazione a viva voce dei personaggi. Per renderla interessante e corretta, occorre eliminare tutte le imperfezioni della lingua parlata. Stesso tenpo occorre per mantenere un senso di veridicità, di realismo, inserendo qualche termine preso dalla vita quotidiana.
Quando, come e perché si introduce il dialogo nel corso di una narrazione?
Si può partire dalla constatazione che il dialogo è uno dei mezzi principali attraverso il quale i personaggi esprimono sensazioni e comportamenti, il modo in cui esprimono il nucleo dinamico, ovvero dove scaturisce l’azione, il movimento della loro scena, in modo tale da poter pensare e sentire attraverso i personaggi.
A cosa serve il dialogo?
- A esprimere in modo diretto e immediato stati d’animo e atteggiamenti che richiederebbero lunghi passaggi narrativi, con il rischio di rallentare l’azione e annoiare i lettori.
- A dare informazioni sui personaggi, che, se fornite direttamente dal narratore, priverebbero di qualsiasi naturalezza lo sviluppo della vicenda.
- A dare informazioni sulla storia.
- A dare informazioni sull’ambiente. L’atmosfera, il clima della vicenda scaturiscono molto meglio dai personaggi, che vi sono calatri in prima persona.
- Avere l’obiettivo della concisione.
- Accrescere le conoscenze del lettore fino a quel momento.
- Eliminare gli scambi di routine presenti nella normale conversazione.
- Suggerire un senso di spontaneità ma eliminare la ripetitività del vero linguaggio parlato.
- Far progredire la storia.
- Rivelare aspetti del carattere di chi parla, sia direttamente sia indirettamente.
- Evidenziare le relazioni fra i personaggi.
- Far esporre ai personaggi un pensiero alla volta (si ricordi quanto detto all’inizio sul linguaggio parlato, che non ha la complessità di quello scritto).
- Evitare battute di dialogo con frasi troppo lunghe o complesse.
- Intercalare i lunghi discorsi con interventi di altri personaggi, azioni e pensieri che convincano il lettore dell’importanza di quanto viene affermato.
Il dialogo non deve spiegare tutto, ma per quanto possibile suggerire tra le righe il modo di pensare e sentire attraverso i personaggi.
