Alla domanda “Che cosa è la poesia?”, Andrea Zanzotto rispondeva: “E’ un fatto che accade, e mai il commento ad un fatto che accade”. L’opera di Alvaro Mutis sembra scritta apposta per contestare quest’affermazione: sembra non venire da nessuna parte, non avere precedenti né eredi, accadere. Ha il mix di barocco lussureggiante e di durezza tipico della più autentica anima spagnola. Ma le sue origini sembrano perdersi nella foresta pluviale. Però, accade. E allora val la pena di soffermarsi su questo suo accadere.
E’ stato scritto che quello di Mutis è un rito. Ma non un rito religioso. E nemmeno propriamente un rito magico. Un rito laico, allora? Nemmeno. Somiglia piuttosto a un esorcismo, a una seduta spiritica: all’evocazione d’una schiera di fantasmi, una formula sciamanica che fa venir giù a pioggia una caterva di elementi eterogenei, legati fra loro solo dall’intensità della visione.